Dossier  Dossiers

Le immagini degli insegnanti nel cinema hollywoodiano
(Seconda parte)

Images of teachers in Hollywood cinema
(Part 2)

Note:

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Notes:

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1. Re-introduzione

Come abbiamo sottolineato nella Prima parte, questo Dossier si basa sulla convinzione che "il cinema assume un ruolo pedagogico nella vita di molte persone. L'intento di un cineasta può anche non essere di insegnare alcunchè agli spettatori, ma ciò non significa che non si imparino delle lezioni" (Nota 1) e che "narrazioni popolari potenti possono modellare il modo in cui gli spettatori come individui ... comprendono il mondo attorno a noi e le sue possibilità e limiti. La narrazione, specialmente nei film, cambia in risposta alle preoccupazioni e agli interessi sociali, culturali e politici del momento, e allo stesso tempo modella quell'ambiente. I film di maggiore impatto ci rimandano un'immagine del mondo e quindi possono diventare un campo di battaglia sulle [nostre] interpretazioni del mondo sociale" (Nota 2).

Nel caso degli insegnanti, poi, non bisogna dimenticare che le loro figure fanno parte della nostra vita quotidiana, perchè tutti siamo o siamo stati studenti (e magari anche proprio insegnanti), e abbiamo parenti e amici che sono studenti e insegnanti: esiste dunque una specie di intertestualità tra le immagini mentali degli insegnanti che ognuno di noi si è fatto, nel corso delle proprie esperienze, e le rappresentazioni offerte da un film: non si può dire quanto le prime influenzino le seconde, e viceversa.

Partendo da questri presupposti, abbiamo esaminato come Hollywood ha visto il "buon insegnante" per buona parte della sua storia. Ma che ne è del "cattivo" insegnante?

Prima di continuare la nostra esplorazione, occorre ricordare che le immagini che il cinema ci fornisce degli insegnanti sono spesso unidimensionali: le personalità degli insegnanti mancano spesso di profondità e sottigliezza psicologica, nonostante le loro ambizioni professionali ci possano risultare chiare; i loro interessi appaiono limitati e confinati al puro ambiente scolastico; persino la loro vita sentimentale è assente o poco visibile, e tutto sommato ci appaiono come figure isolate, senza legami o supporti su cui possano contare. Ma soprattutto, quello che non viene mostrato è, paradossalmente, cosa fanno in classe per insegnare, a parte le loro dichiarazioni di principio e le relazioni interpersonali con gli studenti, che vengono descritte a volte con intensità. Se si pensa, come si dovrebbe, agli insegnanti come professionisti, e li si paragona ad altre figure professionali che sono spesso protagoniste di film, la differenza è evidente: mentre finanzieri, medici, avvocati, per non parlare di ispettori e detective, li vediamo agire concretamente durante il loro lavoro, la didattica dell'insegnante è assente o solo abbozzata (nonostante le dovute eccezioni, come abbiamo visto nella Prima parte). Certamente, la routine quotidiana di un insegnante in classe non è molto spettacolare, e non si presta forse a farne la base di quello sviluppo drammatico della storia che è una caratteristica del cinema hollywoodiano classico.

2. Il "cattivo" insegnante"

A differenza dei loro colleghi "buoni", i "cattivi" insegnanti non compaiono frequentemente come protagonisti nei film hollywoodiani, ma spesso giocano ruoli di secondo piano, non di rado come personaggi secondari, antagonisti dei "buoni", di cui fanno esaltare maggiormente le virtù. In un certo senso, questi insegnanti possono essere definiti declinando al contrario le caratteristiche del "buon" insegnante: non intrattengono coi loro studenti relazioni personali, ma anzi ne sono annoiati, o ne hanno paura, o desiderano dominarli. In questo senso, non trovano spesso motivo di antagonismo coi colleghi o i dirigenti, in quanto fanno parte integrante dell'istituzione e dei suoi obiettivi di controllo degli studenti. E riguardo al curricolo, si concentrano totalmente sulla loro disciplina e sulla valutazione della qualità dei risultati tangibili degli alunni: il loro è un ruolo di efficiente "trasmissione e valutazione di saperi" più che di educatori in senso più ampio. In questo senso sono completamente in sintonia con una visione dell'apprendimento "scientifica" o "tecnica" in senso restrittivo: il lavoro degli studenti si basa su attività che portino al raggiungimento di obiettivi accuratamente specificati, spesso in termini comportamentali, senza considerare nè le differenze individuali, nè gli aspetti più profondamente cognitivi, affettivi e sociali dell'apprendimento.

In questi ultimi decenni il cinema di Hollywood ha affiancato, alla tradizionale rappresentazione di insegnanti "buoni", anche, e sempre più spesso, la raffigurazione di insegnanti non all'altezza del loro ruolo o addirittura nefasti per i loro studenti. Queste rappresentazioni hanno spesso come sfondo scuole disfunzionali, riflettendo così una parte consistente dell'opinione pubblica, che considera gli insegnanti inefficienti e il sistema delle scuole pubbliche costoso, burocratizzato e improduttivo. Gli insegnanti che popolano molti film a partire dagli anni '80 non propongono così soltanto persone impegnate e disposte persino a sacrificarsi per i loro studenti, ma anche persone dagli atteggiamenti negativi se non esplicitamente violenti, oppure (ed è l'altro lato della stessa medaglia) personaggi comici, oggetto di uno sguardo ironico se non sarcastico.

3. Apatia, autoritarismo, ironia, sarcasmo

1. Re-introduction

As we stressed in Part 1, this Dossier is based on the belief that "cinema assumes a pedagogical role in the lives of many people. It may not be the intent of a film-maker to teach audiences anything, but that does not mean that lessons are not learned” (Note 1) and that "strong popular narratives can shape the way viewers as individuals ... understand the world around us and its possibilities or restrictions. Storytelling, especially in film, changes in response to the social, cultural and political concerns and interests of the time, as it also shapes that environment. The most powerful films reflect the world back to us and therefore they can become a battleground over interpretations of the social world" (Note 2).

As for teachers, then, we should not forget that their figures are part of our daily life, since all of us are or have been students (and maybe even teachers), and we have relatives or friends who are students or teachers: there is thus a sort of intertextuality between the mental images of teachers that each of us has acquired, during her/his experiences, and the representations provided by a movie: we cannot say how much the former affect the latter, and viceversa.

Starting from such premises, we have examined how Hollywood has represented the "good teacher" during a long stretch of its history. But what about the "bad" teacher?

Before resuming our exploration, we should remember that the images of teachers provided by movies are often monodimensional: teachers' personalities often lack depth and psychological subtlety, despite the fact that we may understand their professional ambitions; their interests appear limited and strictly confined to the school context; even their sentimental life is absent or scarcely visible - all in all, they appear as isolated figures, without any relationships or supporting figures they can rely on. But above all, what is not shown is, paradoxically, what they do in their classrooms, apart from their declarations of principles and their interpersonal relationships with students, which are often described in detail. If we think, as we should, of teachers as professionals, and if we compare them with other professional figures who often feature in movies, the difference is crystal clear: while finance tycoons, medical doctors, lawyers, not to mention inspectors or police detectives, are shown as they are actually engaged in their work, the teacher's actual teaching is absent or just sketched out (with due exceptions, as we saw in Part 1). Obviously, a teacher's daily routine in the classroom has nothing glamorous, and does not lend itself to form the basis of that dramatic development of the story which is one of the main features of classical Hollywood cinema.

2. The "bad" teacher

In contrast to their "good" colleagues, "bad" teachers rarely feature as main characters in Hollywood movies, but often play supporting roles, often as secondary characters, or "antagonists" to their "good" colleagues, whose virtues they help to highlight. In a way, the "bad" teachers can be defined by turning the positive features of "good" teachers into negative ones: they do not establish personal relationships with their students, but are often bored or annoyed by them, or are afraid of them, or wish to dominate them. In this sense, they rarely find reasons to fight with their colleagues or principals, since they are part and parcel of the institution and of its aims to control students. As for the curriculum, they totally concentrate on their subject-matter and on assessing the quality of their pupils' tangible results: their role is to efficiently transmit and assess knowledge rather than to act as educators in a wider sense. Thus they share a "scientific" or "technical" vision of learning, in its most restrictive sense: students' work is based on activities which should take them to reach carefully specified objectives, often in behavioural terms, with no consideration for either individual differences or the deeper cognitive, affective and social aspects of learning.

In the past few decades Hollywood cinema has switched from an almost exclusive representation of "good" teachers to the depiction of teachers who are not up to their role or even plainly disruptive for their students. These representations often offer a background of dysfunctional schools, thus reflecting a consistent part of public opinion, which sees teachers as inefficient and the public school system as expensive, beaurocratic and unproductive. The teachers featuring in many movies starting from the '80s are not just committed people, even ready to sacrifice themselves
for their students, but also people with negative, if not explicitly violent, attitudes, or (and it is the other side of the same coin) comical characters, described in terms of irony if not sarcasm.


3. Apathy, authoritarianism, irony, sarcasm

  
Una pazza giornata di vacanza/Ferris Bueller's day off (di/by John Hughes, USA 1986)

Nella sequenza da Una pazza giornata di vacanza (video sulla sinistra), il professore espone la sua disciplina con un tono pomposo e annoiato, mentre i suoi alunni ascoltano (?) pensando ad altro, dormendo, sognando ad occhi aperti ... E' chiaro che all'insegnante non interessa nè come i suoi studenti recepiscono la sua "conferenza", nè tantomeno di instaurare con loro un rapporto personale. Anche nel video sulla destra, l'insegnante fa l'appello con un tono monotono e semi-assente, ripetendo diverse volte il nome di uno studente che è evidentemente assente, e non smette di chiamarlo neppure dopo che una ragazza gli ha fatto un'osservazione in proposito ...

In the sequence from Ferris Bueller's day off (video on the left), the teacher gives his "lecture" in a bored and pompous tone, while his students listen (?) to him, or rather, sleep, daydream or think about something else ... It is clear that the teacher is not interested in either how the students "receive" his lecture or in establishing any sort of personal relationship with them. In the video on the right, too, the teacher calls the roll in a monotonous and absent-minded tone: he keeps repeating the name of a student who is obviously not at his place, and does not stop calling out his name even after a girl has made a remark about it ...

Fuori di testa/Fast times at Ridgemont High (di/by Amy Heckerling, USA 1982)

In questa sequenza da Fuori di testa, troviamo l'insegnante che sta distribuendo le verifiche fatte dagli studenti, che sono tutte più o meno gravemente negative e, nel generale disinteresse e apatia degli alunni, ne approfitta per ricordare loro alcuni fatti storici che, evidentemente, non hanno saputo ricordare. Notando l'assenza di un ragazzo, ne approfitta per iniziare una predica sul marinare la scuola, quando all'improvviso il ragazzo (un giovanissimo Sean Penn) entra in classe, adducendo come scusa del ritardo il fatto che ... aveva trovato una coda alla mensa. L'insegnante prende spunto da questo per proseguire la sua predica, chiedendo al ragazzo perchè insiste nel fargli perdere tempo. "Non lo so", risponde il ragazzo, e l'insegnante scrive questa frase alla lavagna, dicendo che la lascerà lì come risposta che d'ora in poi darà quando gli chiederà se sarà promosso ...

In this sequence from Fast times at Ridgemont High, the teacher is handing out the students' tests, which have all got negative marks, and, facing his students' general lack of interest and apathy, keeps reminding them of some historical facts that they obviously failed to remember and quote in the tests. When he notices that a boy is absent, he starts giving the students a lecture on playing truant, when suddenly the boy (a very young Sean Penn) comes into the classroom, apologizing for being late because ... there was a long queue at the canteen. The teacher takes up this point to continue his "lecture" and asks the boy why he insists on wasting his precious time. "I don't know", answers the boy, and the teacher writes this on the blackboard, telling him that he will leave it there as an answer that the student will get whenever he asks him whether he will pass him ...
 
Teachers (di/by Arthur Hiller, USA 1984)

In Teachers il Prof. Jurrell fa lezione seduto in cattedra, con i banchi degli studenti disposti all'incontrario, in modo da trovarsi dietro di loro e a loro invisibile. Quando entrano, gli studenti prendono dalla cattedra delle schede, le compilano e le riconsegnano al termine alla lezione. Nel frattempo, l'insegnante legge un giornale, ma in realtà più spesso dorme e russa. Lo vediamo poi parlare con un collega, che gli rimprovera che i suoi studenti sono annoiati, al che il Prof. Jurrell prontamente risponde che ha ricevuto ben tre premi consecutivi per la classe più ordinata .. Quando un giorno gli capita di avere un infarto, nessuno se ne accorge, gli studenti escono dall'aula come al solito e solo dopo un po' arrivano degli infermieri, che non possono che constatarne la morte. L'infermiera della scuola, seduta ad un banco di fronte alla cattedra, chiede, "Davvero? E come fa a dirlo?" ... In Teachers, Prof. Jurrell gives his lesson sitting at his desk, with the students' desks facing off from him, so that he sits behind them and they never see him. When they come into the classroom, they take handouts from the teacher's desk, fill them out and put them back on the teacher's desk at the end of the class. In the meantime, the teacher reads a paper, but in practice he actually sleeps and even snores. We then see him talking to a collegue, who remarks that his (Jurrell's) students are always bored, to which Jurrell readily answers that he has won three consecutive awards for having the most orderly class ... When one day he has a stroke behind his open paper, nobody in the classroom notices it, the students go out of the classroom as usual, and only after a while we see some nursing staff, who can only establish that he is dead. The school nurse, sitting at a student's desk facing Jurrell's own desk, asks, "Really? How can you tell?" ...
       


   
A beautiful mind (di/by Ron Howard, USA 2001)

In questa sequenza di A beautiful mind, biografia del matematico John Forbes Nash, premio Nobel per l'economia, vediamo Il Prof. Nash entrare in classe (in ritardo), guardare gli studenti e commentare sarcasticamente, "Le avide menti di domani", e quando si rifiuta di tenere aperte le finestre, nonostante il rumore assordante di lavori per strada, risponde agli studenti che si lamentano del caldo, " Il vostro benessere viene dopo la mia possibilità di udire la mia voce". Quindi getta il manuale nel cestino e, mettendosi a scrivere un complicato problema alla lavagna, commenta, "Personalmente, ritengo che questo corso sarà una totale perdita del vostro e, cosa infinitamente più grave, del mio tempo. ... Tuttavia, siamo qui, quindi ... potete frequentare o no, potete completare il compito a vostro piacimento ...". Due mondi che, evidentemente, non hanno nulla in comune.

In this sequence from A beautiful mind, a biography of the mathematician John Forbes Nash, a Nobel prize for economics, we see Prof. Nash entering the classroom (he is late, as the clock clearly shows), looking at his students and commenting with sarcasm, "The eager young minds of tomorrow". When he refuses to keep the windows open, despite the deafening noise coming from street works, he answers the students' complaints about the heat, "Your comfort comes second to my ability to hear my own voice". Then he throws the handbook into the waste basket and starts writing a complex problem on the blackbaord, remarking in the meantime, "Personally, I think this class will be a waste of your, and what is infinitely worse, my time ... However, here we are, so ... you may attend or not, you may complete your assignments at your whim ...". Two worlds which obviously are miles apart.
 
        
Saranno famosi/Fame (di/by Alan Parker, USA 1980)

Anche in questa sequenza da Saranno famosi, gli studenti della High School of Performing Arts di New York, che affrontano un duro corso di quattro anni per imparare a ballare, cantare, recitare e suonare strumenti musicali, devono affrontare la terribile professoressa di lettere. La signora Sherwood, tanto per chiarire subito l'intolleranza che la contraddistingue e, in particolare, la sua insensibilità a tematiche etniche e socio-culturali, sin dal momento in cui fa l'appello ha uno scontro frontale con un giovane afro-americano: "Questa è la mia classe, e lei parlerà come voglio io ... senza sconcezze. Risparmi le sue cretinate, non mi fanno ridere". Poi chiarisce con tono autoritario, "A me non interessa che sappiate ballare bene o che siate dei bravi attori ... Se voi non studierete le materie letterarie con lo stesso impegno, sarete bocciati". Ancora una volta, la contrapposizione è frontale e la motivazione degli studenti viene stimolata attraverso chiare minacce e astraendo il proprio insegnamento dal contesto globale in cui è inserito.

4. L'ora della violenza

Diversi film tra gli anni '80 e '90 sono andati molto oltre, e offrono un'immagine desolante e pessimistica delle scuole americane, spesso raffigurate come carceri in cui l'unico obiettivo è quello di tenere sotto controllo studenti semi-delinquenti, con cui gli insegnanti devono fare i conti non soltanto adattando i loro metodi, ma anche (e spesso soprattutto) cercando di difendersi da una violenza che a volte assume toni di una vera e propria guerriglia urbana. Qui sembrano saltare le tradizionali categorie educative-pedagogiche e lo scontro fisico tra scuola/insegnanti e studenti raggiunge punte estreme - si va verso film d'azione venati addirittura di horror.

In this sequence from Fame, the students of the High School of Performing Arts, who are attending a hard four-year course to learn how to dance, sing, act and play musical instruments, must face the English teacher, Prof. Sherwood, who is quick in showing her intolerance and lack of sensitivity to ethnic and socio-cultural issues. As she starts calling the roll, she scolds an African-American boy: "This is my home room, and you will speak as I like ...". Then she goes on in an authoritarian tone, "I don't care how you dance ... or how many colored tutus you have ... If you don't give your academic subjects equal time, you're out". Once again, the confrontation is open and hard, and student's motivation is stimulated through clear threats and by keeping one's own teaching out of tune with the contexts it belongs to.

4. Time for violence

Several movies in the '80s and '90s have gone much farther and offer a distressing and pessimistic view of American schools, which are often portrayed as prisons, where the only aim is to keep semi-delinquent students under control. Teachers have to deal with such students and often adopt their same methods, trying to ward off a level of violence which at times seems to turn into an urban warfare. Here the traditional educational-pedagogic categories no longer apply and the physical clash between school/teachers and students reaches the furthermost limit - we are actually watching action - or even horror - movies.
 
Pump up the volume - Alza il volume /Pump up the volume (di/by Allan Moyle, Usa-Canada 1990)

In questo film, uno studente apparentemente tranquillo si mette a gestire una radio clandestina notturna, che invita i ragazzi ad affrontare di petto i problemi che hanno nella scuola e nella vita (scuola, ma anche e soprattutto futuro, (omo)sessualità, frustrazioni e aspirazioni), con un vero e proprio manifesto degli anni '80: "Che cosa c'è di positivo nel passare la propria gioventù in un decennio così svuotato che non c'è nulla da aspettarsi e nessuno da rispettare?" (Nota 3). La crisi sembra ormai avere assunto caratteri esistenziali, ma il film non offre vie d'uscita e nemmeno speranze: i proclami del giovane danno origine ad una serie di violenze cui gli insegnanti non sanno come reagire ... Ad un certo punto appare un cartello calpestato: "I got a right to education" ("Ho diritto all'educazione"), ma si tratta di uno slogan semplicistico destinato a cadere nel vuoto.

In this movie, an apparently quiet student starts running a pirate radio station, which every night invites students to face up to the problems they have at school and in their own lives (school problems, but also and first and foremost their future, (homo)sexuality, frustrations and aspirations), conyeing what can be considered as "the '80s manifesto": "What's the point of spending one's youth in a decade so void that there is nothing to be expected and nobody worth of respect?" (Note 3). The crisis seems to have taken on an existential character, but the movie does not offer any easy way-out and no hope at all: the student's speeches give rise to a series of acts of violence which teachers do not know how to deal with ... At a certain point there appears a poster on the ground as people tread on it: "I got a right to education" - but it is merely a superficial slogan which is destined to fall on deaf ears.


Classe 1999/Class of 1999 (di/by Mark L. Lester, USA 1990)


Classe 1984/Class of 1984 (di/by Mark L. Lester, USA 1982)
La violenza, a questo punto, è diventata il parametro di riferimento: gli insegnanti sono impegnati più che altro a difendersi. Lo vediamo nella sequenza sulla sinistra, da Classe 1999, in cui il Prof. Hardin entra in classe con aria sicura e, nella confusione più totale, inizia a dichiarare le sue intenzioni: il corso di storia sarà difficile, un test ogni due settimane, due ore di compiti a casa tutte le sere ... "Io agisco secondo un modello che prevede un grado zero di tolleranza ... Non ci saranno mai scuse". Per tutta risposta, in classe si scatena una furiosa rissa. Quali altre armi possiede un insegnante in questa situazione? Sembra nessuna, tranne di rispondere alla violenza con la violenza. La relazione pedagogica qui è scomparsa: grazie alle sue doti fisiche, l'insegnante mette ko due studenti e (sembra) ristabilire l'ordine ...

Nella sequenza sulla destra, da Classe 1984, a un giovane insegnante di musica viene raccomandato che, se vuole sopravvivere in questa scuola, deve "voltarsi dall'altra parte". L'insegnante per un po' cerca di fare il suo lavoro, ma la violenza aumenta fino al punto in cui, dopo che gli studenti lo hanno tormentato in vario modo fino al punto di violentargli la moglie, passa all'azione e li uccide uno per uno, in un crescendo di efferata violenza.

Film come questi hanno avuto numerosi seguiti: ad esempio, Codice omicidio 187 (di Kevin Reynolds, USA 1997), L'ora della violenza (di Robert Mandel, USA 1996), Killing Mrs Tingle (di Kevin Williamson, USA 1999), i cui toni passano dalla commedia nera al film d'azione, dal film horror alla fantascienza (il Prof. Hardin di Classe 1999 è in realtà un robot, appositamente costruito per controllare gli studenti): siamo ben lontani da poterne discutere da un punto di vista educativo-pedagogico. Rimangono però una testimonianza di come, negli ultimi decenni del secolo scorso, la società americana ritrovasse al cinema le sue ansie più profonde rispetto al ruolo della scuola e degli insegnanti, e, al di là dell'intrattenimento offerto dalle esplosioni di violenza, manifestasse il suo pessimismo rispetto ad un futuro visto a volte come apocalittico.

"Sembra evidente che gli spettatori, che sono o sono stati studenti, provano piacere nel vedere il "cattivo" insegnante messo alla berlina, usato come capro espiatorio, e persino ucciso sullo schermo da studenti che si impegnano in una lotta che gli spettatori hanno abbandonato o neppure cominciato. Il ricordo di cattivi insegnanti (o genitori o dirigenti) che hanno esercitato senza freni il potere sulle loro vite è sufficiente per identificarsi con lo studente o il gruppo di studenti che sullo schermo combattono contro forze oppressive rappresentate nei film dai cattivi insegnanti ... In questi film, gli sforzi di resistenza da parte degli studenti li spingono oltre la prima linea con grande piacere degli spettatori, ma il più vasto conflitto rimane irrisolto. Gli studenti, come i buoni insegnanti che si uniscono a loro, raramente realizzano molto nella battaglia contro le gerarchie istituzionali che sostengono i cattivi insegnanti" (Nota 4).

5. Il futuro? Tra pessimismo e ambigue alternative

At this point, violence is going to take over: the teachers' purpose is mainly to try and defend themselves. We can see this in the sequence on the left, from Class of 1999, in which Prof. Hardin comes steadily into the classroom and, among his violent, unruly students starts spelling out his intentions: his history course will be difficult, there will be a test every fortnight, two hours' homework each night ... "I act following a model which includes a zero grade of tolerance ... No excuse will ever be accepted". As he says this, the students break out into a noisy fight. What additional means can a teacher adopt in such circumstances? Apparently there is nothing he can do, except adopting a corresponding degree of violence. The pedagogical relationship no longer exists: thanks to his physical strength, the teacher knocks two students out and order seems to be restored ...

In the sequence on the right, from Class of 1984, a young music teacher is immediately advised to "turn a blind eye" to everything he sees, if he wants to survive in this school. At first the teacher tries to do his job, but violence explodes up to the point when, after students have annoyed him in various ways and have even raped his wife, he finally springs into action and kills them, one by one, in a sequence of savage acts of violence.

Movies like this have had several sequels: for example, 187 (by Kevin Reynolds, USA 1997), The substitute (by Robert Mandel, USA 1996), Teaching Mrs Tingle (by Kevin Williamson, USA 1999), which turn from black comedy to action movies, from horror to science fiction (Prof Hardin in Class of 1999 is in fact a robot, especially built to control students): there is no way we can discuss them in educational or pedagogical terms. Such movies, though, are witness to the fact that, in the last decades of last century, American society could see its deepest anxieties about the role of schools and teachers reflected in films and, beyond the temporary enjoyment provided by explosions of violence, could manifest its pessimism and its apocalyptic vision of the future.

"It seems evident that the audience, all of whom are students or former students, find pleasure in seeing the bad teacher ridiculed, scapegoated, and even killed on-screen by students who take up the fight that audience members either left off or never entered. The recollection of bad teachers (or parents or bosses) from their own lives who have exerted power over them at will is enough to align an audience with the student or group of students on-screen who are battling oppressive forces represented in the films by the bad teachers ... in these films, student efforts at resistance propel them past the front line much to the delight of the audience, but the larger conflict remains unresolved. Students, like the good teachers who join them, seldom accomplish much in ghe battle against the institutional hierarchies backing up the bad teachers" (Note 4)

 
5. What about the future? Between pessimism and ambiguous alternatives

 

   
Detachment - Il distacco/Detachment (di/by Tony Kaye, USA 2011)

In Il distacco, il Prof. Barthes, assunto dalla Preside in quanto segnalatole come "il miglior supplente tra gli insegnanti disoccupati", e avvisato subito che suo compito è di seguire strettamente il "programma", prende servizio in una classe che, come in tanti altri film, si presenta violenta, demotivata, preda di problemi di tutti i tipi. Subito dopo i primi minuti in classe, rivolgendosi alla macchina da presa e dunque a noi spettatori, dice: "Sono completamente deconcentrati, perchè si annoiano. Pretendere la loro attenzione su materie come la letteratura classica è una battaglia persa se non credono che tu ... abbia cose importanti da condividere". L'insegnante, che anche lui ha traumi alle spalle non ancora superati, affronta con determinazione gli studenti, ma si farà presto coinvolgere dai loro problemi, condividendo con loro ansie, rabbie e frustrazioni.

In Detachment, Prof. Barthes is hired, as the principal says, since he has been described as "the best substitute among unemployed teachers", and is warned that his aim is to strictly follow the curriculum. He is assigned a class which, as in many other movies, is immediately described as made up of violent, demotivated students with lots of problems to face. As he introduces himself to the class, turning his gaze towards the camera, and thus towards us, the audience, he says, "They totally lack concentration, because they are bored. Asking them to pay attention to such subjects as classical literature is a lost battle if they don't believe that you ... have some important things to share with them". The teacher, who actually shares some personal unresolved issues with his class, tries to set his face against his students' demotivation, but he will soon be overwhelmed by their problems, and will just be able to share their feelings of anxiety, rage and frustration.

   
Detachment - Il distacco/Detachment (di/by Tony Kaye, USA 2011)

Nonostante i suoi sforzi, il Prof. Barthes alla fine riuscirà solo a condividere con i suoi studenti il tormento che lo opprime: "Camminando per il corridoio, o che so, qui in classe, a quanti di voi è capitato di sentire un peso che schiacciava il petto?" e, alzando la mano, "A me sì" - e i suoi studenti alzeranno tutti la mano insieme a lui. Poi, mentre cita La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe, e ne legge un brano, vediamo ancora pochi studenti in classe, e poi una serie di immagini della scuola: corridoi vuoti e abbandonati, stanze sottosopra, un vento che spazza via ogni cosa ... fino all'immagine finale dell'insegnante di fronte ad una classe vuota e devastata. Molto raramente un film hollywoodiano ha mostrato in modo così esplicito il senso di decadenza e di disperazione con cui si conclude un'esperienza educativa. Qui non c'è più speranza, e il malessere sociologico si fa quasi angoscia esistenziale.

Despite his efforts, Prof. Barthes will eventually end up sharing his own torment with his students: "Walking down the hallway or here in class how many of you have ever felt the weight pressing down on you?", and , raising his hand, "I have" - and his students raise their hands in unison with him. Then ,while he mentions The fall of the House of Usher by Edgar Allan Poe and starts reciting a passage, we see only some students in the classroom, then a series of images of the school: empty, abandoned hallways, rooms with everything upside down, a strong wind wiping everything away ... until we finally see the teacher standing in front of an empty, ravaged classroom. Very rarely has a Hollywood movie so explicitly shown the sense of decadence and despair which puts an end to an educational experience. There is no hope here, and the uneasiness and discomfort turn from the sociological to the existential.
 
Waiting for Superman (di/by Davis Guggenheim, USA 2010)

Solo l'anno precedente (2010) il documentario Waiting for Superman aveva denunciato l'inefficienza del sistema pubblico di istruzione e sferrato un attacco senza precedenti contro gli insegnanti e i loro sindacati.  Prodotto con i finanziamenti di potenti figure pubbliche (tra cui Bill Gates, che compare in questo trailer), il film proponeva una serie di affermazioni categoriche, come "Ogni ragazzo ha un sogno - Ma le nostre scuole li stanno abbandonando - Per la prima volta in America, questa generazione sarà meno istruita di quella precedente - Un film su un sistema che è guasto - sulle persone che stanno tentando di rimetterlo in sesto - e i ragazzi che sono in bilico". Ai guasti del sistema pubblico, questo discusso e inquietante film opponeva un chiaro progetto di privatizzazione, di controllo sugli insegnanti, di delegittimazione dei sindacati. Only the year before (2010), the documentary film Waiting for Superman had shown the inefficiency of the public educational system and had launched an unprecedented attack against teachers and their unions. The documentary, which was produced with the financial help of powerful public figures (among whom Bill Gates, who appears in this trailer), offered a series of categorical statements, like, "Every kid has a dream - But our schools are failing them - For the first time in America, this generation will be less literate than the one before it - A film about a system that has broken - the people trying to fix it - and the kids whose lives hang in the balance". This extremely provocative and disquieting film provided a solution to the problems of the public system: a clear project of privatization, control over teachers and de-legitimization of unions.
 
  
Una scuola per Malia/Won't back down (di/by Daniel Barnz, USA 2012)

 
We the Parents (di/by James Takata, USA 2013)
E i risultati non si fecero attendere.

Una scuola per Malia
è una singolare testimonianza di un'alternativa che negli ultimi anni si sta facendo strada negli Stati Uniti per affrontare il problema della (percepita) inefficienza del sistema pubblico di istruzione. Nel film, la mamma di una bambina dislessica (che vediamo sforzarsi penosamente di leggere una frase alla lavagna, tra il dileggio dei compagni e l'indifferenza dell'insegnante, occupata col suo cellulare) e un'insegnante afroamericana (madre di una bambina con problemi di discalculia) decidono di unire le loro forze per ottenere una scuola dove i problemi dei loro figli vengano seriamente presi in considerazione. Il sistema scolastico, rappresentato dagli insegnanti e dal preside, è visto come un ostacolo, più che una risorsa, per l'apprendimento. Ma, come si legge nel trailer, "a system can fail ... but a parent can't" ("un sistema può fallire ... ma un genitore no").

L'opportunità che sfruttano le due madri è loro offerta da una legge ("Parent Trigger"), approvata per la prima volta in California nel 2010, che consente ai genitori di studenti di una scuola che si possa considerare "non all'altezza" (underperforming) di autogestirla se almeno il 50% dei genitori sono d'accordo. In tal caso il personale docente e amministrativo è licenziato e la scuola viene gestita da un operatore privato, che deve stabilire il curriculum e gli standard da raggiungere. I finanziamenti provengono, oltre che dal sistema pubblico, da privati (dando così origine ad un business che può essere redditizio), e la scuola gode della facoltà di assumere e licenziare insegnanti e di accettare o rifiutare le iscrizioni degli studenti, nello spirito di un liberalismo spinto.

Le due madri nel film cominciano dunque questa battaglia, osteggiata, come era prevedibile, dal preside della scuola, dagli insegnanti, ma soprattutto dai sindacati degli insegnanti stessi. Le vediamo passare casa per casa per cercare di convincere gli altri genitori, distribuire volantini, organizzare manifestazioni e cortei pubblici. L'insegnante afroamericana, in un'assemblea coi colleghi, chiede loro che cosa ha spento in loro la motivazione ad insegnare, e le risposte che il film dà sono chiare: sono le restrizioni e i contratti del sistema pubblico e dei sindacati ad essere responsabili.  Alla fine le due madri raggiungeranno il loro obiettivo e potranno aprire una scuola dove le loro figlie potranno trovare il sostegno di cui hanno bisogno.

Questa vicenda è esemplare nel rappresentare la forte tendenza nella società americana a privatizzare vasti settori pubblici, dal sistema postale alle telecomunicazioni, dall'istruzione alla cura degli anziani. Le relative istituzioni, una volta liberate dal "peso" della burocrazia e dei sindacati, possono essere gestite con criteri di efficienza da azienda privata. Non tutto fila liscio, però: molte "charter schools" (come sono chiamate queste scuole privatizzate) spesso assumono insegnanti non qualificati, che possono essere licenziati in qualsiasi momento, ed hanno alti indici di ricambio (turnover) del personale, spesso costretto a turni di lavoro lunghi e stressanti.

Nel 2013, il documentario We the Parents (video sopra a destra) documentava il processo attraverso cui i genitori, uniti nell'organizzazione Parent Revolution, hanno per la prima volta utilizzato la legge che abbiamo citato per togliere una scuola dal sistema pubblico californiano e farla gestire da una società privata.

Fine della Seconda parte. La Terza ed ultima parte sarà disponibile a novembre 2019
And the consequences of such attitudes were soon apparent.

Won't back down is a peculiar testimony to an alternative that has been taking place in the USA in the past few years to face the problem of the (perceived) inefficiency of the public educational system. In this movie, the mother of a dyslexic child (who we see painfully trying to read a sentence on the blackbord, while her schoolmates make fun of her and the teacher is busy making phone calls) and an African-American teacher (herself the mother of a problematic child) decide to join their efforts to set up a school where the problems of their children can be seriously considered. The school system, as represented by the teachers and the principal, is seen as an obstacle, rather than a resource, to learning. But as we read in the trailer, "a system can fail ... but a parent can't".

The two mothers can take up the opportunity provided by a law ("Parent Trigger"), which was passed for the first time in California in 2010, allowing the parents sending their children to a school which can be considered "underperforming" to self-manage the school itself if at least 50% of the parents agree to do it. In this case the teaching and administrative staff is fired and the school is managed by a private organization, which must define the curriculum and the standards to be reached. Financing comes, in addition to the public system, from private donors (thus originating a business system which can be very productive), and the school is allowed to hire and fire teachers and to accept or refuse students - a very strong form of liberalism indeed.

The two mothers in the movie start their battle, which meets the fierce opposition of the school principals, the teachers, and above all the teachers' unions. We see the two mothers canvassing the area where they live, handing out leaflets, setting up meetings and demonstrations. The African-American teacher, during a meeting with her colleagues, asks them what stifled their motivation to teach, and the answers she (and the film) gets are clear: the responsibility falls upon the public system contracts and restrictions as well as the unions' actions. The two mothers will eventually reach their objective and will be able to open a school where their children can find the support they need.

This story very clearly represents a strong tendency in American society to privatize many public sectors, from the postal system to telecommunications, from education to elderly people's care. The relevant institutions, once freed from the "weight" of bureaucracy and unions, can be managed with the efficiency that is common in private companies. Not everything goes smoothly, though: many "charter schools" (as such privatized schools are called) often hire under-qualified teachers, who can be fired at any time, and display high staff turnover rates, since teachers must often work on long, stressing shifts.

In 2013, the documentary
We the Parents (see the above video on the right) showed the process through which parents, who had joined the Parent Revolution organization, for the first time availed themselves of the above-mentioned law to turn a public school in California into a privately-managed school.

End of Part 2. Part 3 will be available in November 2019



Note/Notes

(1) Hooks B. 1996. "Making movie magic"',  in Reel to real: race, sex and class at the movies. New York,Routledge.
(2) Brown T. 2015. "Teachers on film" in Jubas K., Taber N., Brown T. (eds.),
Popular culture as pedagogy, Sense Publishers, Rotterdam and Boston.
(3) Il Mereghetti.
Dizionario dei film, Baldini & Castoldi, Milano.
(4) Dalton M.M. 2010.
The Hollywood Curriculum: Teachers in the movies, Peter Lang, New York, p. 85.


Per saperne di più ...

* Dal sito Filmaboutit.com:
   - Film su insegnamento e didattica: in particolare quelli in cui il rapporto con gli allievi e la didattica stessa sono il centro emotivo e narrativo della storia
* Dal sito
Skuola.net:
   - I professori indimenticabili di film e serie TV
di Carla Ardizzone
* Dal sito del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l'infanzia e l'adolescenza:
  
- Maestri del cinema. La figura dell'insegnante nel film e nel documentario
         - Percorsi (auto)formativi e scrittura del sè: per una riflessione sulla figura dell'insegnante nel cinema
   - Davanti o dietro la cattedra

Want to know more?

* From Curriculum Studies:
   -
T
he Hollywood Curriculum: who is the ‘good’ teacher? by M.M.Dalton
*
From Larry Cuban on school reform and classroom practice:
 
  - Why are there so few films and TV programs that capture the daily life and work of teachers in and out of school

* From the nprEd website:
   - What The Movies Taught Us About Teaching
by B.Mondello
* From the New York Times Magazine, September 14, 2012:
   -
Not so hot for teacher by Elizabeth Alsop
* Teachers on film: Changing representations of teaching in popular cinema from Mr Chips to Jamie Firzpatrick by Tony Brown


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